L'esercito della speranza

Un evento artistico con finalità terapeutica,
l’idea nasce dalla sensazione di appartenere ad una società in cui la maggioranza è priva di buoni valori,
in cui prevale il disinteresse reciproco.
Poiché siamo costretti a vivere in comunità e soprattutto poichè
abbiamo il compito di consegnare il mondo alle nuove generazioni,
dovremmo recuperare un linguaggio di reciprocità attraverso un percorso di giusti valori.

Ho notato che i bambini possiedono valori di convivenza migliori dei nostri.
Ma nel momento in cui i bambini esercitano la comunicazione con gli adulti, avviene un cambiamento.
Come se si adeguassero al nostro modo di essere.
Nello stesso tempo avviene anche l’opposto.
L’uomo adulto, che solitamente manifesta una calcificazione del proprio pensiero,
condizionato dalla personalità del figlio lascia intravedere uno spiraglio di debolezza attraverso il quale si potrebbe tentare il “cambiamento”.
Virtù come:  la fiducia, il coraggio, il perdono, la purezza, sono assenti nel nostro vivere quotidiano, tranne nei bambini piccoli.
Allora è giusto che tali valori siano rappresentati da chi li possiede intrinsecamente
e da chi ha l’energia e le capacità di curare le convinzioni alienanti dell’adulto.
Per questo l’esercito della speranza è composto da sculture di bambini
Le sculture in terracotta ricordano volutamente l’esercito di Qin Shi Huang
in quanto monito ma anche custodi dei preziosi valori morali.
Il progetto prevede 6 diverse installazioni.
Ogni istallazione,  attraverso determinati condizionamenti sensoriali quali la musica e la disposizione delle sculture nello spazio,
conduce lo spettatore in un percorso interiore alla comprensione dei valori smarriti.

Orazio Coco



Nessuno può parlare delle virtù.
Soltanto Dio.
Ma c’è qualcuno che si avvicina a Dio: i bambini.
Anche se i bambini non parlano delle virtù.
Piuttosto le mettono in pratica. In maniera assoluta e sacra.
E originale. Com’era in origine, quando l’uomo non conosceva il peccato.

Nessuno può parlare delle virtù.
Ma i bambini, con i loro gesti e con i loro sguardi, sono capaci di comunicarci le virtù.
Per loro sono come i giocattoli: le amano, le usano, le montano, le smontano, le ricompongono, le portano persino a dormire con loro.
Così sono i bambini. Come noi quando eravamo bambini.

Nessuno può parlare delle virtù.
Neanche l’artista.
Così, se non è possibile per l’artista parlare delle virtù, non è possibile neanche dipingerle o plasmarle.
Gli rimane un’unica possibilità: plasmare i bambini.
I bambini che mordono, che usano, che amano, che distruggono le virtù e che perciò stesso le rappresentano.
Senza moralismi, senza ipocrisie, senza distinzioni preconfezionate tra ciò che è bene e ciò che è male, senza nemmeno la coscienza di rappresentarle.

Nessuno può parlare delle virtù. Neanche l’artista.
Ma può Orazio Coco dare forma ai bambini che ci mostrano le virtù.
Può riempire lo spazio di bambini.
Può moltiplicare i loro gesti, i loro sguardi fino a diventare un esercito.
Un esercito di bambini che ci guardano.

E’ il loro sguardo che ci colpisce. E’ Il loro sguardo su di noi la loro arma.
Perchè è uno sguardo che esprime fiducia.
Che, senza volerlo, ci dà speranza.
Uno sguardo che ci perdona o ci chiede di essere perdonato.
Che ci trasmette il coraggio di affrontare la vita senza condizioni.
Uno sguardo che affronta il senso della colpa.
Che ricerca la conoscenza. Che sperimenta usi ingegnosi ed insoliti per oggetti banali.
Oppure uno sguardo interno. Occhi chiusi alla ricerca della purezza, della sensazione del vento tra i capelli, del passaggio sottile dell’aria tra le mani.

Uno sguardo senza parole.
E’ muta questa schiera di virtù di terracotta.
Senza voce e senza armi letali è questo esercito di bambini.
Perchè nessuno può parlare delle virtù.
Neanche l’artista. Neanche io.

Dalia Monti.



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